Quando fare una Psicoterapia?

Tratto da articolo pubblicato il 10.07.2008 su RIMINI DONNA, RD Editore da Rimini Comunicazione srl

scritto dal Dr.Andrea Ronconi Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo a Rimini " Quando fare una Psicoterapia? "

 

Per beneficiare dello psicologo psicoterapeuta non è necessario vivere chissà quale problema mentale, emotivo o comportamentale perché la psicologia in realtà risponde ai diversi bisogni che le persone possono avvertire durante particolari periodi dell’esistenza: momenti della vita caratterizzati da cambiamenti, da transizioni di ruolo o status che coinvolgono allo stesso tempo dimensioni individuali, relazionali e famigliari.

 

Molto sommariamente possiamo dividere l’arco della vita in tre grandi periodi che sono l’adolescenza, l’età di mezzo e gli anni della piena maturità. Episodi come la nascita un figlio, un matrimonio o una promozione, le cui realizzazioni sono auspicate, possono essere esperienze potenzialmente problematiche e quindi essere vissute criticamente. Esse infatti determinano sempre un importante cambiamento nelle abitudini e nello stile di vita.

Fra gli elementi considerati più sensibili del periodo adolescenziale posso ricordare:

      - Aspetti estetici e corporei

      - Problematiche di apprendimento e/o condotta nella scuola

      - Sviluppo sessuale e prime relazioni amorose

      - Interruzione volontaria della gravidanza o gestione di “gravidanza imprevista”

      - Relazionali e familiari

      - Orientamento scolastico e professionale

      - Controllo dell'aggressività

 

Esperienze problematiche più caratteristiche dell’età adulta sono invece:

     -  Problematiche e paure professionali (precarietà, disoccupazione rapporto con i colleghi ecc.)

      - Matrimonio

     -  Svincolo dalla famiglia di origine

     -  Nascita del primo figlio

      - Separazione e divorzio

      - Sessualità, infertilità, gravidanza e aborto

      - Ruolo di genitori, relazioni con i figli

      - Cambiamenti estetici e fisici legati all’età di mezzo

 

Tutti momenti nei quali è possibile che una persona o una coppia possano manifestare un certo disagio (eccessiva ansia) di natura emotiva, e/o sessuale e relazionale.

 

Infine con l’avanzare dell’età, nel periodo di piena maturità di una persona, possono presentarsi problematiche legate a:

         - Menopausa

        - Pensionamento e adattamento ai nuovi ritmi quotidiani

        - Cambiamenti dei ruoli familiari (diventare nonni)

     - Malattie fisiche più o meno invalidanti con ripercussioni sulla propria qualità della vita e sulle relazioni famigliari

       - Cambiamenti estetici dovuti all’età

        -  Vedovanza, lutti per parenti ed amici

Tutti eventi di vita che segneranno, a chi prima e a chi poi, in maniera unica le nostre esperienze di vita. Di fronte all’inevitabile vissuto del dolore legato a esperienze esistenziali potenzialmente dolorose possiamo solo, ma credo che non sia affatto poco, prevenirne e comunque lenire l’intensità del disagio emotivo e relazionale oppure evitare che queste reazioni fisiologiche si possa cronicizzazione nel tempo chiedendo per l’appunto un aiuto professionale a uno psicologo psicoterapeuta.

 

La consulenza psicologica ha una funzione diagnostica e di assessment del disagio percepito dai pazienti, orientandoli alla risoluzione delle loro difficoltà individuali e relazionali in diverse maniere:

  • favorendo la conoscenza del disagio e delle sue potenziali cause;
  • chiarendo la natura spesso complessa ed articolata del disagio vissuto;
  • identificando le risorse presenti nelle persone e nei loro ambienti di vita;
  • proponendo diverse alternative di risoluzione del disagio;
  • promuovendo strategie comportamentali di prevenzione per il futuro. 

Sono anche da ricordare quelle persone che purtroppo potrebbero, nell’arco della loro esistenza, sviluppare un disagio emotivo clinicamente importante non più solo “fisiologico”. In simili situazioni non basterà più fare una consulenza ma sarà opportuno fare un percorso più cadenzato e strutturato cioè avvalersi e beneficiare di una psicoterapia.

 

Quali sono quei segni o sintomi (bisogni, disturbi, problematiche, ecc.) che possono farci decidere di rivolgerci o di suggerire ad un amico, un famigliare l’aiuto professionale dello psicoterapeuta?

Nel ciclo di vita di un individuo, di una coppia o di una famiglia sono diversi i segnali di disagio e i sintomi che possono farci decidere di rivolgerci da soli o accompagnati da uno psicoterapeuta.

Allo solo scopo di dare un idea della moltitudine dei Disturbi che possono essere trattati anche combinando la terapia medica ovvero la farmaco-terapia con la psicoterapia, di seguito sono rappresentate solo alcune delle categorie diagnostiche raggruppate sulla base della qualità della loro sintomatologia prevalente. Per esempio. per la cura nelle forme più gravi di depressione e dei disturbi d'ansia.

 

Questa classificazione riporta, in forma semplificata e adattata, la nosologia del Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (APA, tr. It. DSM IV°, Masson, Milano, 1996), che è il manuale di riferimento per la maggior parte degli operatori che lavorano nei diversi settori applicativi nel vasto campo della salute mentale[1].

-          Disturbi d'Ansia e Stress correlati: Disturbo da Attacchi di Panico, Fobie, Disturbo Ossessivo Compulsivo, Disturbo D’Ansia Generalizzato, ecc.

-          Disturbi dell'Umore: Disturbo Distimico, Disturbo Depressivo Maggiore, Depressione reattiva, ecc.

-          Disturbi del comportamento alimentare: Anoressia mentale, Disturbo Bulimico, Obesità psicogena, ecc.

-          Disturbi del comportamento sessuale: Disfunzione Erettile (impotenza maschile), Disturbo dell’Orgasmo Femminile (anorgasmia), VaginismoDisturbo dell’Orgasmo Maschile (eiaculazione ritardata o assente, precoce, eiaculazione precoce) ecc.

-          Ecc.,

 

Allora come facciamo a discriminare fra un ansia normale e invece una sintomatologia ansiosa clinicamente significativa, oppure fra una persona che si sente un po’ giù di umore e una che invece e clinicamente depressa, o ancora fra una persona che ogni tanto non riesce a fare all’amore per varie ragioni e un'altra che ha un Disturbo Erettile o altro?

 

Premetto e sottolineo che noi psicoterapeuti cognitivo-comportamentali durante il nostro lavoro ci riferiamo a criteri e una metodologia di osservazione, di valutazione clinica dei comportamenti molto rigorosi. Per esempio, oltre allo strumento del colloquio speso utilizziamo diversi test per misurare le differenti manifestazioni del disagio mentale e relazionale. Posso dire comunque che indipendentemente dal tipo di disagio lamentato dal paziente, sia che si tratti di ansia, di difficoltà sessuali, di difficoltà legate al proprio comportamento alimentare, di umore depresso o altro, un modo semplicissimo per valutare l’opportunità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta sta nel chiedersi se il proprio disagio individuale o relazionale che sia condiziona la nostra vita e/o quella di chi ci sta vicino a tal punto da limitarcela considerevolmente nella qualità.

 

Oppure quando notiamo dei cambiamenti molto bruschi e netti fra come ci percepivamo e quello che ci sentiamo essere ora. Lo sviluppo di tale consapevolezza, per alcuni di noi e in certi momenti dell’esistenza, può risultare disturbante a tal punto da evitare di fare attività o interessarsi di cose delle quali prima godevamo, ci faceva piacere farle o relazionarci con persone con le quali prima stavamo bene. 

 

Dopo la consulenza, la psicoterapia aiuta i pazienti a modificare direttamente quel modo di pensare, percepire e comportarsi che, fino a quel momento, ha determinato,  mantenuto ed aggravato il disturbo emotivo e i problemi ad esso correlati che hanno spinto il paziente a rivolgersi dallo psicoterapeuta. Quindi non si tratta solo di “ascoltare” ed “sostenere emotivamente” il paziente ma di affrontare direttamente (ma con il monitoraggio e i suggerimenti del professionista) i problemi presenti, prescrivendo al paziente dei compiti da fare a casa e realizzabili fra una seduta e l’altra per velocizzare e ottimizzare i cambiamenti che in questo modo sono verificabili durante il trattamento.  

 

Mi auspico che fra i medici di medicina generale e gli psicoterapeuti si possa sviluppare e radicare una reciproca collaborazione. Un lavoro sinergico all’insegna del rispetto e dell’integrazione delle differenti competenze professionali avendo (anche se attraverso modalità molto diverse) come in comune come obiettivo ultimo quello di curare, lenire il disagio fisico ed emotivo dei nostri pazienti migliorando di fatto la qualità della loro vita e dei loro cari.